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Arte della Tintoria a Scanno

La tintoria

L'arte della tintoria si svolgeva mediante procedimenti originali; si traevano i principi attivi per la colorazione tanto dalle piante (foglie, radici e cortecce), quanto dagli insetti, e le sostanze usate erano frutto di preparazione locale. Solo l'indaco veniva acquistato. Con esso mediante il processo di fermentazione, svolto con i sistemi primordiali, si otteneva il bleu con le gradazioni. Siccome bisognava sciogliere l'indaco con sostanza acida usavano, credendole le migliori per tale uso, sostanze ricche di tannino. Per ottenere il verde e le gradazioni si tingeva prima la lana o il tessuto con essa ottenuto in bleu e poi si tuffava in una decozione gialla ottenuta dall'ebollizione avvenuta per molte ore di foglie di ornello colte quando non sono indurite, cioè al massimo colte in giugno. Dalla decozione di queste foglie si otteneva il giallo, quindi il tessuto precedentemente tuffato nel bleu, immerso in questa decozione, assumeva la colorazione verde. Il rosso con le gradazioni si otteneva eseguendo una decozione di radice di robbia (rubbia tinctoria). Per ottenere il rosso scarlatto bisognava immergere il tessuto o la lana nella decozione suddetta con dell'acido. Usavano acido solforico. Per il rosa invece dell'acido si aggiungeva una soluzione alcalina. Le varie gradazioni si ottenevano mediante la pratica acquistata con il tingere. La colorazione cremesi si otteneva con la decozione della cinipe purpurea. Le cinipi raccolte in epoca giusta e fatte morire con giusto calore venivano stritolate; la decozione di esse trattata con sostanza alcalina dà le varie gradazioni del cremesi; trattata con acido dava il violetto. Ottenevano il giallo e gradazioni fino all'avana con decozione di mallo di noci. Le diverse gradazioni si ottenevano a seconda della quantità di mallo usata. Non si usava alcun mordente; si bagnava il tessuto o il filato con alcale. Anche dalla fuliggine si otteneva il giallo, e con l'aggiunta di sostanza acida il nero. Il nero si otteneva da detriti di ferro con una soluzione di noci di galla, o con corteccia di melograno o cedro. I colori ottenuti con tali procedimenti rimanevano inalterati anche dopo essere stati lavati e poi asciugati all'aria aperta.
Da Scanno - Guida storico-turistica - (Roma, Settembre 1974) - Cap.VI - Le Industrie

 
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