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Feste Santi e Tradizioni a Scanno

Feste e tradizioni

Numerose le feste religiose che si integrano con antiche usanze e tradizioni locali.
"Le Chezette": le serenate delle calzette la notte del 5 Gennaio (vigilia Epifania) 
Una sorta di canto di questua ridanciano che mutua le sue origini, rinvigorendone la sfrontatezza nelle richieste dei doni, dalla Bona strema di Capodanno, tanto cara ai bambini. La sera della Befana, il cinque di gennaio, nugoli di giovani muniti di strumenti musicali, i più strampalati, si portano sotto le finestre della maggior parte delle ragazze del paese e cantano, cantano, cantano fino a ottenere la promessa di abbondanti e succulente cibarie. Il giorno successivo i cantori vanno a raccogliere i frutti di tanta semina presso le abitazioni delle damigelle cui era stata fatta la serenata e, in capo a due giorni, tutti insieme, questuanti e donatrici, si recano in una trattoria a mangiare in compagnia. 
by: Scanno - Guida storico-artistica alla città e dintorni - “Le Tradizioni Popolari” di Marco Notarmuzi - Carsa Edizioni Pescara - Nov.2001
 
Festa di S.Antonio Abate (detto Barone) : il 17 gennaio,distribuzione e benedizione delle sagne con la ricotta.
SANT'ANTONIO ABATE Nato presso Eracleopoli nel Medio Egitto nel 251, Antonio Abate è uno dei fondatori del monachesimo orientale e perciò chiamato "padre dei monaci". Dopo la morte dei genitori distribuì infatti tutti i suoi averi ai poveri e nel 270 si ritirò nel deserto della Tebaide dove cominciò la vita di penitente. Lì lo raggiunsero numerosi discepoli e perciò fondò varie comunità anacoretiche in Egitto. Sostenne i martiri nella persecuzione di Diocleziano e si adoperò moltissimo contro l'eresia ariana aiutando sant'Attanasio nelle sue lotte. Lo stesso sant'Atanasio né scriverà la biografia. Morì presso Afroditopoli nell'anno 356.
by: http://www.santiebeati.it
 
Processione del Venerdì Santo del Cristo morto- Processione degli incappucciati.
In occasione delle Festività Pasquali, a Scanno vengono celebrate per tutta la Settimana Santa funzioni religiose che avranno il loro culmine nei giorni di:
Giovedi Santo - S.Messa nella "Cena del Signore" - Ora di Adorazione;
Venerdi Santo - Processione degli Incappucciati, Via Crucis e la Processione del Cristo Morto; 
Sabato Santo - solenne Veglia Pasquale; 
Domenica di Pasqua - S.Messa nella Chiesa di S.Maria della Valle in piazza; 
Lunedi dell'Angelo - S.Messa nella Chiesa di S.Maria della Valle.
Nel Venerdi Santo, dopo la processione mattutina degli Incappuciati (rito liturgico con la partecipazione della Confraternita della Madonna delle Grazie), quella mistica e intima del Cristo Morto percorre, sul calar della sera, le vie interne del paese accompagnata dalle struggenti note di un prezioso e raro "Miserere".
by Scanno - Guida storico-artistica alla città e dintorni - Edizioni Carsa Pescara 2001
 
Festa di Sant'Antonio da Padova : il 13 giugno, con la tradizionale "Processione dei muli e delle travi";
Sant' Antonio di Padova Sacerdote e dottore della Chiesa -  Fernando di Buglione nasce a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione.
Di nobile famiglia, dopo un'intensa vita ascetica presso i Canonici regolari agostiniani di Coimbra, passò fra i Minori di San Francesco d'Assisi, con il quale si incontrò alla Porziuncola (1221). Predicatore del Vangelo, esercitò il suo ministero dell'Italia del nord e nella Francia meridionale. Combatté l'eresie, facendo opera di evangelizzazione. Della sua predicazione restano significative testimonianze nei suoi scritti omiletici. Taumaturgo, fu maestro di dottrina spirituale e di teologia e ravvisò la perfezione nell'accordo tra la vita contemplativa e la vita attiva. E' universalmente venerato dal popolo cristiano. Le reliquie del Santo si custodiscono nella basilica omonima, che è meta di continui pellegrinaggi. (Mess. Rom.)
Patronato:Affamati, oggetti smarriti, Poveri
Etimologia: Antonio = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal greco
Emblema: Giglio, Pesce
by: http://www.santiebeati.it/
 
Festeggiamenti in onore di Maria SS. delle Grazie - prima domenica di luglio
 
Festeggiamenti in onore di Maria SS. del Carmine - 16 luglio
Beata Vergine Maria del Monte Carmelo
Memoria mariana di origine devozionale. Il titolo del Carmelo ricorda l'eredità spirituale di Elia profeta, come contemplativo e strenuo difensore dell'unico Dio di Israele. Sul monte Carmelo, nel secolo XII, si raccolsero alcuni eremiti nell'intento di dedicarsi giorno e notte alla lode di Dio sotto il patrocinio della beata Vergine Maria. (Mess. Rom.)
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall'egiziano; signora, dall'ebraico
L'Ordine dei carmelitani, uno dei più antichi nella storia della Chiesa, anche se considera il profeta Elia come suo patriarca e modello, non ha un vero fondatore, ma ha un grande amore: il culto a Maria, onorata come Beata Vergine del Carmelo. "Il Carmelo - ha detto il carmelitano card. Piazza - esiste per Maria e Maria è tutto per il Carmelo, nella sua origine e nella sua storia, nella sua vita di lotte e di trionfi, nella sua vita interiore e spirituale". Elia e Maria vengono uniti in una narrazione che ha il sapore della leggenda.
by: http://santiebeati.it/


Estate Scannese : animata da mostre, concerti, teatro in piazza, tornei di bocce e di scacchi, fiaccolata notturna sul lago con fuochi pirotecnici.
Festa di San Lorenzo : il 10 agosto in località Jovana.
 
Il "Catenaccio" : 14 agosto, che fa rivivere l'antica tradizione della festa delle nozze e la bellezza delle fogge dei tradizionali costumi femminili.
In agosto a Scanno viene rievocato un corteo unico e singolare chiamato il Catenaccio. (Ju Catenacce) 
Si tratta di un corteo nuziale che accompagna la sposa prima in chiesa e dopo nella casa dello sposo novello.
Gli sposi e gli invitati indossano il costume festivo, parenti e amici sono sitemati in coppie disposte secondo l'ordine di parentela; l'andare festoso del corteo è più volte bloccato da nastri colorati tesi sa un lato all'altro della strada. Quella di Scanno è una consuetudine nuziale che risale ad epoche assai antiche; ciò che maggiormente affascina è il costume delle donne scannesi. il costume, indossato per le occasioni solenni, è scuro, solitamente composto da un'ampia gonna e corpetto decorati, da un mantosino di seta ricamata, dal cappellino della festa - a foggia di turbante e dal sapore orientale - e, infine, da pantofole di panno ricamato.
Sul costume vengono messi in bella mostra i gioielli rituali che le famiglie tramandano di generazione in generazione. Vengono indossate le circeglie, orecchini di filigrana, la presentosa, il laccio e l'amorino, preziosi gioielli che sono divenuti il simbolo della comunità e dell'artigianato scannese.    
by: http://www.tuttoabruzzo.it
 
Festa di Sant'Egidio Abate - 1 Settembre
 
Festa di San Nicola di Bari - Frattura di Scanno - 10 Settembre
San Nicola di Mira (di Bari) Vescovo
Pàtara, Asia Minore (attuale Turchia), ca. 250 - Mira, Asia Minore, ca. 326
Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Durante la persecuzione di Diocleziano, pare sia stato imprigionato fino all’epoca dell’Editto di Costantino. Fu nominato patrono di Bari, e la basilica che porta il suo nome è tuttora meta di parecchi pellegrinaggi. San Nicola è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta i doni a bambini.
Patronato:Bambini, Ragazzi e ragazze, Scolari, Farmacisti, Mercanti, Naviganti, Pescatori, Profumieri
Etimologia: Nicola = vincidore del popolo, dal greco
Emblema: Bastone pastorale, tre sacchetti di monete (tre palle d'oro)
Nicola muore il 6 dicembre di un anno incerto e il suo culto si diffonde dapprima in Asia Minore (25 chiese dedicate a lui a Costantinopoli nel VI secolo). Ci sono pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Mira. Moltissimi scritti in greco e in latino lo fanno via via conoscere nel mondo bizantino-slavo e in Occidente, cominciando da Roma e dal Sud d’Italia, soggetto a Bisanzio. Ma oltre sette secoli dopo la sua morte, quando in Puglia è subentrato il dominio normanno, “Nicola di Mira” diventa “Nicola di Bari”. Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore già soggetta ai Turchi, arrivano al sepolcro di Nicola e s’impadroniscono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087 giungono a Bari accolti in trionfo: ora la città ha un suo patrono. E forse ha impedito ad altri di arrivare alle reliquie. Dopo la collocazione provvisoria in una chiesa cittadina, il 29 settembre 1089 esse trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. E’ il Papa in persona, Urbano II, a deporle sotto l’altare.
Nell'iconografia San Nicola è facilmente riconoscibile perché tiene in mano tre sacchetti (talvolta riassunti in uno solo) di monete d'oro, spesso resi più visibili sotto forma di tre palle d'oro. Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, un padre, non avendo i soldi per costituire la dote alle sue tre figlie e farle così sposare convenientemente, avesse deciso di mandarle a prostituirsi. Nicola, venuto a conoscenza di questa idea, fornì tre sacchetti di monete d'oro che costituirono quindi la dote delle fanciulle, salvandone la purezza.
by: http://www.santiebeati.it
 
Festa del Santo Patrono : Sant'Eustachio il 20 settembre.
Sant' Eustachio Placido Martire
Etimologia: Eustachio = ricco di spighe, dal greco
Emblema: Palma
Il ricco, vittorioso generale Placido, benché pagano, era per sua natura una persona spinta a fare grandi beneficenze, come il centurione Cornelio. La leggenda racconta che un giorno (100-101) andando a caccia, inseguì un cervo di rara bellezza e grandezza e quando questi si fermò sopra una rupe e volgendosi all’inseguitore, aveva tra le corna una croce luminosa e sopra la figura di Cristo che gli dice: “Placido perché mi perseguiti? Io sono Gesù che tu onori senza sapere”. Riavutosi dallo spavento, il generale di Traiano decise di farsi battezzare prendendo il nome di Eustachio o Eustazio e con lui anche la moglie e i due figli con i nomi di Teopista, Teopisto e Agapio. Ritornato sul monte, riascoltò la misteriosa voce che gli preannunciava che avrebbe dovuto dar prova della sua pazienza. E qui iniziano i guai, la peste gli uccide i servi e le serve e poi i cavalli e il bestiame; i ladri gli rubano tutto. Decide di emigrare in Egitto, durante il viaggio non potendo pagare il nolo, si vede togliere la moglie dal capitano della nave che se n’era invaghito. Ridisceso a terra prosegue il viaggio a piedi con i figli, che gli vengono rapiti uno da un leone e l’altro da un lupo, ma poi salvati dagli abitanti del luogo; i due ragazzi crescono nello stesso villaggio senza conoscersi. Rimasto solo, Eustachio si stabilisce in un villaggio vicino chiamato Badisso, guadagnandosi il pane come guardiano, sta lì per 15 anni, finché avendo i barbari violati i confini dell’Impero, Traiano lo manda a cercare per riportarlo a Roma. Di nuovo comandante delle truppe, arruola soldati da ogni luogo; così fra le reclute finiscono anche i suoi due figli, robusti e ben educati, al punto che Eustachio sempre non riconoscendoli, li nomina sottufficiali, tenendoli presso di sé. Vinta la guerra, le truppe sostano per un breve riposo in un piccolo villaggio, proprio quello in cui vive coltivando un orto, Teopista, che era rimasta sola dopo la morte del capitano della nave e abitando in una povera casupola; i due sottufficiali le chiedono ospitalità, e nel raccontarsi le loro vicissitudini, finiscono per riconoscersi come fratelli, anche Teopista li riconosce ma non lo dice, finché il giorno dopo presentatasi al generale, per essere aiutata a rientrare in patria, riconosce il marito, segue un riconoscimento fra tutti loro e così la famiglia si ricompone. Intanto morto Traiano, gli era succeduto Adriano (117), il quale accoglie il vincitore dei barbari con feste e trionfi. Però il giorno dopo si doveva partecipare al rito di ringraziamento nel tempio di Apollo ed Eustachio si rifiuta essendo cristiano; l’imperatore per questo lo condanna al circo insieme ai suoi familiari (140); ma il leone per quanto aizzato non li tocca nemmeno e allora vengono introdotti vivi in un bue di bronzo arroventato, morendo subito, ma il calore non brucia loro nemmeno un capello. I cristiani recuperano i corpi e gli danno sepoltura, in questo luogo dopo la pace di Costantino (325) fu eretto un oratorio, dove venivano celebrati il 1° novembre.
Questa leggenda ebbe una diffusione straordinaria nel Medioevo e ci è pervenuta in molte redazioni e versioni greche, latine, orientali e lingue volgari, quasi tutte le europee, diverse nei particolari ma concordanti nella sostanza.
È protettore dei cacciatori e guardiacaccia e della città di Matera. Il nome deriva dal greco ‘Eystachios’ e significa “producente molte e buone spighe”.
by: http://www.santiebeati.it/Detailed/71000.html
 
"Premio Scanno" premio letterario: dal 2002 si svolge a Settembre (penultima settimana). 
Festa di San Francesco d'Assisi - patrono d'Italia - 4 ottobre
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia
Assisi, 1182 - Assisi, la sera del 3 ottobre 1226
Da una vita giovanile spensierata e mondana, dopo aver usato misericordia ai lebbrosi (Testamento), si convertì al Vangelo e lo visse con estrema coerenza, in povertà e letizia, seguendo il Cristo umile, povero e casto, secondo lo spirito delle beatitudini. Insieme ai primi fratelli che lo seguirono, attratti dalla forza del suo esempio, predicò per tutte le contrade l'amore del Signore, contribuendo al rinnovamento della Chiesa. Innamorato del Cristo, incentrò nella contemplazione del Presepe e del Calvario la sua esperienza spirituale. Portò nel suo corpo i segni della Passione. Il lui come nei più grandi mistici si reintegrò l'armonia con il cosmo, di cui si fece interprete nel cantico delle creature. Fu ispiratore e padre delle famiglie religiose maschili e femminili che da lui prendono il nome. Pio XII lo proclamò patrono d'Italia il 18 giugno 1939. (Mess. Rom.)
Patronato:Italia, Ecologisti, Animali, Uccelli, Commercianti, Lupetti/Coccin. AGESCI
Etimologia: Francesco = libero, dall'antico tedesco
Emblema: Lupo, Uccelli
by: http://www.santiebeati.it/Detailed/21750.html
 
"Le Glorie di S.Martino" : notte fra il 10 e l'11 novembre.
San Martino - la leggenda
Era l'11 novembre: il cielo era coperto, piovigginava e tirava un ventaccio che penetrava nelle ossa; per questo il cavaliere era avvolto nel suo ampio mantello di guerriero. Ma ecco che lungo la strada c'è un povero vecchio coperto soltanto di pochi stracci, spinto dal vento, barcollante e tremante per il freddo. Martino lo guarda e sente una stretta al cuore. "Poveretto, - pensa - morirà per il gelo!" E pensa come fare per dargli un po' di sollievo. Basterebbe una coperta, ma non ne ha. Sarebbe sufficiente del denaro, con il quale il povero potrebbe comprarsi una coperta o un vestito; ma per caso il cavaliere non ha con sé nemmeno uno spicciolo. E allora cosa fare? Ha quel pesante mantello che lo copre tutto. Gli viene un'idea e, poiché gli appare buona, non ci pensa due volte. Si toglie il mantello, lo taglia in due con la spada e ne dà una metà al poveretto. "Dio ve ne renda merito!", balbetta il mendicante, e sparisce. San Martino, contento di avere fatto la carità, sprona il cavallo e se ne va sotto la pioggia, che comincia a cadere più forte che mai, mentre un ventaccio rabbioso pare che voglia portargli via anche la parte di mantello che lo ricopre a malapena. Ma fatti pochi passi ecco che smette di piovere, il vento si calma. Di lì a poco le nubi si diradano e se ne vanno. Il cielo diventa sereno, l'aria si fa mite. Il sole comincia a riscaldare la terra obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Ecco l'estate di San Martino, che si rinnova ogni anno per festeggiare un bell'atto di carità ed anche per ricordarci che la carità verso i poveri è il dono più gradito a Dio. Ma la storia di San Martino non finisce qui. Durante la notte, infatti, Martino sognò Gesù che lo ringraziava mostrandogli la metà del mantello, quasi per fargli capire che il mendicante incontrato era proprio lui in persona.
 by: http://www.torino.chiesacattolica.it/
 
Feste Natalizie ed Epifania : Presepe vivente. 
Il Presepe Vivente di Scanno viene realizzato nella cornice del Centro Storico con la partecipazione di diversi Comuni abruzzesi che ricreano per le antiche viuzze del paese la suggestione dei "quadri d'epoca" di antiche arti e mestieri.
I Paesi che solitamente partecipano: Campo di Fano, Campo di Giove, Introdacqua, Pacentro, Pescasseroli, Pettorano, Pratola, Raiano, S.Massimo, Scanno (e Corfinio), Sulmona, Villalago.

 
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